Il tempo si è fermato

Di Ermanno Olmi

Italia 1959

 

Commissionato come documentario dall’azienda Edison Volta per mostrare gli impianti idroelettrici della Val d’Avio, Il tempo si è fermato si trasforma via via nel primo lungometraggio a soggetto di Ermanno Olmi. Organizzato intorno al tema della completa diversità che si trasforma progressivamente, a contatto con la forza vigorosa della natura e sperimentando la perfetta solitudine, in solidarietà ed amicizia, Il tempo si è fermato illustra il percorso di formazione operato dai due protagonisti ed il loro graduale congiungersi. Natale è l’uomo che la montagna ha reso duro, dotato di una particolare ed inattaccabile scorza; Roberto è il ragazzo di città, inesperto ed educato. Natale si esprime preferibilmente in dialetto, non bada tanto ai convenevoli e si mostra particolarmente pragmatico; Roberto parla in italiano, veste bene e teme l’impatto che la forza della natura potrebbe avere sull’azione dell’uomo. Natale ama il buon vino anche come antidoto al freddo glaciale della montagna; Roberto è astemio. Natale bada al suo lavoro e vive la montagna come un luogo da rispettare ma da controllare e da dirigere a vantaggio dell’uomo; Roberto viene mostrato al pubblico come uno studentello in vacanza: si sveglia dopo il suo più anziano coinquilino, alza a tutto volume la radio che trasmette un rock ‘n’ roll di Celentano, si veste a va divertirsi nelle immense distese di neve. L’inizio del film si basa su un complesso quanto evidente elenco di antitesi marcate, che producono una profonda diffidenza tra i due personaggi, e tale divisione è ribadita sul piano stilistico da un proliferare congiunto di soggettive (cioè l’inquadratura che mostra al pubblico quello che un personaggio vede sulla scena, realizzata sostituendo l’origine dello sguardo del personaggio in questione con l’obiettivo della macchina da presa) e di piani di reazione (inquadrature che rappresentano la reazione di un personaggio ad un avvenimento o ad un’azione esterna alla sua persona) che illustrano il muro che i due protagonisti erigono all’interno della baracca che li ospita: Natale e Roberto si osservano reciprocamente, ognuno vede agire l’altro e lo considera con sospetto misto a curiosità, motivati non solo dalla profonda diversità caratteriale, ma anche dalla sostanziale differenza d’età (Natale è padre di tre figli, mentre Roberto è uno studente che si situa sulla soglia dell’ultimo periodo dell’adolescenza). Due sono i momenti in cui questa diffidenza trova la sua espressione più alta (e comica): nel primo, Natale attraversa la stanza da letto e si sporge ad osservare il giovane compagno, che fa altrettanto dal letto in cui si è sdraiato, causando un imbarazzante incrocio di sguardi subito sviati; nel secondo caso, l’inquadratura esterna alla baracca mostra Natale che, approfittando dell’uscita di Roberto per andare in bagno, guarda con avida e frettolosa curiosità i libri che il ragazzo ha riposto sul tavolo, come per cercare di carpire qualche elemento che fino a quel momento gli è sfuggito. Ma la solitudine del luogo, l’energia gagliarda ed incontrollabile della natura, la spontanea solidarietà che si genera tra gli esseri umani nelle contingenze portate al limite estremo operano quella inversione di tendenza che trascina i due personaggi verso un’amicizia che rasenta il tenero rapporto tra un padre e un figlio. Piccoli elementi, accenni, nient’altro che confessioni istintive: dapprima una partita a dama, poi l’incontro attraverso il libro ‘Cuore’, l’antonomasia dei buoni sentimenti; successivamente la bufera, la paura del ragazzo, il conforto del maturo operaio, la comunione realizzata grazie ad un emblematico cuscino sul quale ripongono la testa sia Natale sia Roberto, la veglia notturna per accudire Roberto febbricitante ed il susseguente mattutino trasbordo del ragazzo sulle spalle fino alla baracca, in mezzo all’immensità del paesaggio montano tornato sereno, fedele testimone della cristallizzazione di un’amicizia diventata profonda nel momento di massima tempesta, quasi fosse un simbolico specchio dei sentimenti.

 

Giampiero Frasca